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    03 February

    101modi per

    ATTENZIONE: QUESTO INTERVENTO E' TROPPO LUNGO PER ESSERE LETTO. ECCONE UN SUNTO:
    Dopo un lungo e paradossale preambolo con scottanti e imperdibili rivelazioni sorprendenti da non perdere, l'autore di questo blog annuncia una pausa dalla scrittura dall'incerta durata.

    Un vecchio saggio che viveva su una grande montagna una volta disse una cosa al suo allievo più caro, appena prima di morire.
    "Vedi questo crepaccio? Mi raccomando, non mi spingere."
    Non sappiamo come sia morto, ma quel vecchio saggio imbecille ci ha insegnato qualcosa. Ci ha insegnato che ciò che è stupido prima o poi finisce. Per quanto tu possa essere vecchio, per quanto tu possa essere saggio, alcune cose non le puoi evitare. Tipo il cancro alla prostata. Che una battuta infelice non può che trascinarti in un crepaccio. E che se cadi in un crepaccio crepi, lo dice la parola stessa.

    Tutto quello che cresce poi decresce. Tutto quello che vince poi perde. Tutto quello che sale, poi pepe. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Un corpo immerso nell'acqua, fa il bagno. Si bagna. Lo dicono anche nella pubblicità dello spazzolino: se metto questo spazzolino nell'acqua si bagna. Ambientata in montagna, vicino a un crepaccio. E' un cerchio che si chiude. Un quadrato che quadra. Il triangolo no. Non l'avevo considerato. Paparaparapaparapapà. Lui chi è? Si chiese l'allievo. Chi è lui per dirmi di non spingerlo? A volte quando bisogna chiudere con qualcosa lo si fa e basta. A volte no. A volte accavalli le gambe e ti schiacci un testicolo. Cosa centra? Si chiese l'allievo. Cosa centra che c'è un crepaccio e non lo devo spingere? So io cosa centra: quel masso squadrato lì in fondo. Vai vai vai vai vai vai vai vai vai vai vai vai vai vai...vai...centrato.

    Si dice che se una farfalla sbatte le ali in Cina dà vita a un concatenarsi di eventi climatici che possono portare alla nascita di un tifone distruttivo in Perù. Nessuno sa perchè le farfalle cinesi siano così maledettamente ciniche con i peruviani. Ma è un dato di fatto. A volte bisogna accettare la realtà. Nessuno sa quando sia quel momento preciso in cui un blogger decide di fare un blog. Accade quando non te lo aspetti, una mattina ti svegli, leggi il giornale e nel bel mezzo di un articolo...puf! Ti viene l'idea. Finisci di leggere "l'uomo diventato ricco grazie al suo blog" posi il giornale e in un attimo sei lì al computer, ricco di sogni e di speranze.  I primi interventi, i primi commenti. Spam. Tutti di spam. Poi nemmeno quelli. Ma vai avanti, continui a scrivere, e scrivere e scrivere. A volte fai una pausa, poi trovi la Q e ricominci. E finalmente...un commento. Un commento vero. Principessina che ti fa notare che "cuore" non si scrive con la Q. Ma che importa, un commento! Un commento! Finalmente la possibilità di rispondere. "fotiti". Le soddisfazioni della vita.

    Ma è passato del tempo da quel tempo. Ne è scorsa di acqua sotto i ponti. Ne sono cadute di foglie dai cipressi. Di saggi dalle montagne. Ne sono vorticati di peruviani. Quella era un'altra era. Erano altri tempi. Purtroppo non si può vivere di ciò che si era. Un blogger lo sa. Se ne accorge. Le grafiche cambiano, arrivano altri servizi. Lui comincia a cambiare. Il suo corpo sta crescendo, le prime forme, i primi peli. Poi le ali, e infine il trombostacchio. Gli impegni, i doveri, i fallimenti amorosi. Cominci a chiederti se le ragazze siano tutte così. Se forse non siano le dimensioni del tuo trombostacchio. Non hai più tempo di leggere i blog degli altri, ti basta appena per scrivere il tuo. E questo succede a tutti contemporaneamente. Tutti troppo impegnati a scrivere il proprio blog per leggere quello degli altri. Il mondo che scrive blog. Concorrenza, troppa. La mancanza di argomenti. La fuga di cervelli. I gadgets, il player, le foto, il glitter. Le abbreviazioni, le K. Cominci ad accorgerti che la tua generazione non ha più niente da dire. Anzi, nnt d dr. Ti cadono le braccia. Poi i capelli. Ti guardi allo specchio e non ti piaci più. Sei ossessionato dalla comicità. Ti esibisci in acrobazie umoristiche e i tuoi amici ti guardano delusi. Cominci a riciclare l'umorismo prendendo spunto da vecchie barzellette. Un cavallo ti invita al cinema e tu: "ma tu parli!" e lui: "No, in sala sto zitto". Allora accetti. Cerchi di reinventarti, di prendere spunto da quello che ti accade, ma nessun commento. Sei ossessionato dai commenti, dalle statistiche. Lecchi le rane. Le cose sembrano migliorare, ma poi finisce l'effetto. Eppure continui ad insistere, ad andare avanti. E il tuo blog cresce. Una piccola cerchia di commentatori assidui comincia a seguirti. Ti idolatra. Ti da affetto. Quello di cui tu hai bisogno, affetto. Tua madre ti dice che ti vuole bene, mentre stai leggendo i commenti. Ti distrae, le dai un cazzotto senza neanche guardare. I tuoi interventi hanno finalmente un mittente, un pubblico. Finalmente quegli anni chiuso nella tua stanza hanno fruttato. I continui rifiuti ad uscire rifilati ai tuoi compagni di classe sono serviti a qualcosa. Ti sei fatto degli amici. Finalmente ci sono delle persone che ti ascoltano, con cui scherzare e condividere passioni. Nessun film scadente, nessun cavallo che ci prova.

    Ma queste cose non durano per sempre. Non si può illudersi di un successo infinito. Non si può essere sempre allo stesso livello. Non si possono introdurre animali sprovvisti di guinzaglio.
    Anche quella cerchia si dirada sempre di più. Il diradarsi delle cerchie colpisce anche te, e c'è come un risveglio. Quello di tua mamma, che era svenuta prima. E poi il tuo. Che ti guardi attorno, esci dalla tua stanzetta. La luce ti fa male agli occhi, ma esci ugualmente in strada. Non c'è nessuno, nessun volto familiare. Nessuno ti saluta, nessuno ti conosce. Sei solo. Un bambino ti si avvicina. Ti chiede sei sei solo. Gli dai una testata e lo nascondi in una siepe. Sei più solo di prima. In strada non c'è un cane. Ne arriva uno, ti vede, ma fa il disinvolto. Cosa sei diventato? Perchè? Perchè nessuno ti ama? Mentre lo pensi un tuo vecchio amico ti si avvicina. Ti distrae, gli dai una testata e lo nascondi in una siepe. Cosa hai fatto per meritare questo? Stai diventando patetico? Malditesta? Emorroidi?

    Un blogger se ne accorge quando è il momento di smettere. Sa che non verrà dimenticato, ne è certo. Prima di lui lo hanno fatto altri, per esempio quel tizio...quello...insomma, altri. Io oggi ho capito questa cosa. Quello che sto cercando di dirvi è che per me non è il caso di continuare a scrivere questo blog per come è adesso. I tempi sono maturi. Forse un giorno tornerò, forse un giorno mi vedrete ancora. No, non piangete, perchè solo i ricchioni lo fanno. Adesso la mia vita è diversa, scrivere ancora sarabbe una forzatura. Su, non fate così, dopotutto è colpa vostra. Bastardi. Sapete che io non dimenticherò cosa è stato per me questo posto, ma voi promettetemi una cosa. Una cosa qualsiasi. Tipo un prestito.

    Fate buon uso dei consigli che ho voluto darvi, tranne di questo. Fate tesoro di ciò che già è stato scritto, potete rileggerlo quando volete. E ricordatevi, ricordate ciò che a volte anche i saggi dimenticano. State attenti. State attenti dietro di voi.
    DIETRO DI VOI!

    Quando si accorsero di non avere nulla alle proprie spalle i suoi lettori si voltarono, ma lui non c'era più. Era andato. Forse era tornato. Lì, sulla sua montagna, sul suo crepaccio. Dal suo maestro.