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September 13 IL SECONDO INCONTRO CON IL BUDINOPer i nostalgici della serie, continua l'avventura della blognovela, storia di suore e di pick-up, dimensioni parallele, budini malefici, rock'n'roll e tutto quello che ci piace ai giovani! Leggetevi pure le puntate precedenti cliccando QUA. (non vi preoccupate che tanto apre un'altra finestra).
IL SECONDO INCONTRO CON IL BUDINO
February 25 la prima dimensione, parte2
Continua la blognovela. Jessico, spedito in una nuova dimensione, dove si ritrova incatenato insieme ad uno strano personaggio, fingendo di aver perso la memoria lo convince a raccontargli un po di fatti...
-Tutto cominciò dall’inizio. Questo a sua volta cominciava dalla fine di ciò che era prima. Cominciamo quindi dall’inizio di cio che era prima. Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, un gruppo di persone prendeva un aereo. Sembravano non avere niente in comune, ma uno di loro in comune una cosa l’aveva: una multa. L’aveva lasciata in municipio e mai ritirata. Su quella multa c’erano dei numeri: 4 8 15 16 23 42. Fra di loro non sembrava e non sembra esserci alcun collegamento, ma se noti bene c’è il 4 che poi raddoppia nell’8, e poi il 15 il cui numero successivo è il 16 fino al 23, che se raddoppiamo il 2 e ne togliamo uno al 3 viene 42. Il logico percorso è quindi: raddoppio, successivo, raddoppio e precedente, sintetizzabile in 2raddoppio+successivo+precedente. Successivo e precedente si semplificano, e rimane solo il doppio raddoppio, che si riporta ad un quadruplicamento.
R+S+P+R=? (P=-S) 2R+S-S=? 2R=? (R=2x) 2(2x)=? 4x=?
Ma un quadruplicamento di che? E a noi che ci frega del numero di una multa? L’importanza dei numeri è che ognuno dei passeggeri di quell’aereo aveva avuto a che fare con quei numeri. L’aereo partì, ma in prossimità di un punto che non sto a specificare, successe un incidente! Non si sa come, sarà stato il finestrino aperto da uno che voleva buttare la gomma, sarà stato il fatto che il pilota stava spiegando una cosa all’hostess in bagno, (ed erano nudi), sarà stato il kamikaze che si fece esplodere…insomma, l’aereo precipitò. Precipitando precipitando l’aereo cadeva sempre di più, era logico pensare che prima o poi avrebbe toccato terra. E invece toccò l’acqua.L’impatto fu tremendo: …pluk. Dopo lo schock iniziale alcuni dei passeggeri si risvegliarono nudi, altri si risvegliarono morti, e uno solo si risvegliò esploso. Quelli che si svegliarono nudi erano il pilota e l’hostess, che essendo svenuti nudi erano svenudi. Nessuno rimproverò l’hostess: dissero che tanto fa lo stess. I sopravvissuti decisero di naufragare su un isola che stava da quelle parti. Arrivati in spiaggia incontarono alcuni grossi problemi. L’isola sembrava abitata da altri, gente poco socievole, probabilmente in accordo con una società più grossa. Non riuscirono a capire il perché di molte faccende fin quando non si sintonizzarono su una frequenza radio, che trasmetteva cose sconcertanti: Un collegamento con Simona Ventura! Fu così che scoprirono che il mostro che scorrazzava per l’isola, mietendo vittime e rivoltando il paesaggio, altro non era che Pappalardo. Il cantante, arrabbiato per sport, aveva deciso di stabilirsi sull’isola permanentemente, perché tanto come cantante non se lo cacava nessuno. Dopo alcune settimane morì strozzato da un suo stesso acuto.Intanto i sopravvissuti all’incidente aereo fecero una scoperta terribile: le isole hanno il mare da tutti i lati! Questo non gli permetteva di andarsene, e decisero di organizzare la loro permanenza li. Avenvano bisogno di cibo, quindi per prima cosa costruirono un supermercato. Nonostante l’impegno, gli scaffali continuavano a rimanere vuoti. Decisero allora di andare a caccia. Ma la selvaggina era stata decimata dal famelico appetito di Pappalardo. Decisero allora di mangiare Pappalardo, ma era troppo duro. Infine decisero di provare ad aprire una botola che avevano trovato, per vedere se c’era da mangiare, e se non altro per passare il tempo. Intanto nel mondo civilizzato i media si concentravano su una faccenda che stava destando scalpore: a quanto pareva si era scoperto che una società segreta aveva impiantato un laboratorio su una certa isola, e che questo laboratorio serviva a creare un miracoloso prodotto! C’è da dire che un terribile virus aveva colpito il pianeta in quel periodo. Partito da Britney Spears, il virus aveva colpito milioni di persone, rendendole calve! In un intervista dell’epoca il famoso arbitro Collina dichiarò: “che virus?”. Ma quando il virus dilagò a manetta, il proprietario della Garnier fece un incredibile dichiarazione: “Cittadini del mondo, pelati e calvi della terra, è gravoso per me farvi una rivelazione: il laboratorio di cui si è parlato fin ora –per una fuga di notizie- altro non è che un laboratorio Garnier. Lì abbiamo creato un potentissimo shampoo che quadruplica la forza dei capelli, quadruplica la loro brillantezza e quadriplica il loro numero. Anche per chi non ne ha proprio. In realtà voi penserete che capita a fagiolo, che magari siamo stati noi a mettere in giro il virus della caduta dei capelli, ed è così! Ma la situazione ci è sfuggita di mano, abbiamo perso i contatti con i nostri scienziati, e crediamo possibile che siano morti. Questo forse perché non gli abbiamo lasciato cibo, ma non ha importanza. Quello che hanno comunicato gli scienziati prima di perdere i contatti è assai più grave: quello shampoo provoca dei tremendi effetti collaterali!”. Infatti i sopravvissuti, che avevano deciso di farsi uno shampo si trasformarono in zombie sanguinari con un sacco di capelli, riuscirono a raggiungere terra e a moltiplicarsi. Non era facile combatterli, furono in grado di organizzare degli eserciti e tener testa alle tecnologie degli uomini calvi (come ormai erano definiti gli umani ) e per questo fu necessario prendere in schiavitù alcune civiltà da altri pianeti, per costringerle a combattere (fu un idea di Bush). Nonostante tu abbia perso la memoria è stato possibile dedurre che sei uno schiavo, vista la tua folta chioma.- -Be, non potrei essere uno di quegli zombie capelloni?- -No, sono verdi.- -Ah…- Jessico cominciava a pensare che quella dimensione era davvero pericolosa. Ed era anche un po’ ispirata a LOST. Chissà quel’erano gli scopi del malefico budino, e cosa avrebbe dovuto fare per andarsene da li…
January 30 La Prima DIMENSIONE...
La blognovela va avanti: Il nostro uomo con il cappello, che di nome fa JESSICO è definitivamente stato catapultato in un altra dimensione (scopri come è successo) e adesso si appresta ad affrontare anche questo....
LA PRIMA DIMENSIONE parte prima
Si sentiva uno strano ronziio nell’aria, eppure era tutto buio. C’erano delle voci, si ma molto lontane, come appannate. E chissà cos’erano quei tonfi, delle esplosioni forse? Jessico, l’uomo con il cappello provò ad aprire gli occhi. La luce non gli permise di vedere subito tutto chiaramente, c’era solo una sfocata confusione.Seppe soltanto che quelle esplosioni, e quelle grida erano più vicine di quento pensasse. Troppo vicine. -Svegliati schiavo!- Disse una figura strattonandolo dal braccio, che con la voce possente cercava di coprire il rumore dei cingoli e delle bombe. Un fragore improvviso e polvere e piccoli sassi cominciarono a cadere su di lui. -Deve essere svenuto!-Rispose ancora urlando una figura dall’aria autoritaria accanto alla prima. Un fischio sembrò sfiorarli, avrebbe potuto essere un missile. -Portiamolo sul carro!-Disse una terza voce di cui l’uomo non riusci a capire la provenienza. Ci fu un’altra esplosione, altra polvere e a Jessico si richiusero gli occhi.Stavolta svenne davvero. ♦♦♦ Quando aprì di nuovo gli occhi si rese subito conto di essere in una stanza chiusa, con poca luce. Volle stropicciarsi gli occhi, ma era incatenato! Cominciò a strattonare. -E no...- cominciò un voce che lo fece sobbalzare -...sono proprio catene- finì la voce che sicuramente proveniva da un angolo della cella. Jessico si guardò intorno. -Chi sei?- Disse rivolto alla figura. Cominciava a ricordare le esplosioni, e gli uomini che lo avevano caricato di peso su un mezzo di trasporto. Aveva malditesta, e ogni goccia che cadeva sul freddo pavimento della cella, era come ben scandita.Gli sembrava che tutto fosse successo giorni prima. -Sono uno come te, uno schiavo, uno straniero, costretto a lavorare gratuitamente per la libertà, che non è neanche detto che arrivi…-Disse l’uomo con un tono di voce tra l’alterato e il rassegnato. Altegnato. Jessico si rese conto che a parlare era un individuo incatenato anche lui nel buio della stanza. L’uomo aveva un fisico veramente minimo, poteva essere alto al massimo un metro e mezzo, ma la sua voce era molto profonda. -Cosa è successo, cos’erano quelle esplosioni?- Chiese al nano. -Davvero non ricordi? Hai forse perso la memoria?- Jessico pensò che era un buon modo per giustificare il suo passato, piuttosto che dire che era stato portato lì da un budino malefico. -Ehm, si, certo…Cosa credevi, che non so cosa succede perché sono stato portato qui da un budino malefico?- -HAHAHAH..ha..hem...-Rise il nano, per poi fare una faccia come per dire: ho evitato una figuraccia, perché pensavo davvero quello che lui poi mi ha fatto capire che non avrei dovuto pensare. -Vabbè, visto che hai perso la memoria ti aggiornerò io sulla situazione- Propose l’omuncolo. -Ehm, si…però comincia da dietro dietro, che ne ho persa assai di memoria.- Il nano annuì,si schiarì la voce e cominciò:
...to be continued... -E che significa?- -Niente, non è il racconto quello- -E il racconto?- -Evidentemene il racconto starà nella prossima puntata, così, per la suspance- -A, che palle...- December 20 Capitolo2 parte terza.Ecco la nuova puntata, che, senza risparmiarsi sproloqui, aumenta il mistero del misterioso budino, e crea un contatto(indiretto) tra la storia di Ramon e quella del mitico chitarrista dei 'Los Scalopendros'.
Reassunto delle precedenti puntate:Ramon, giovane allevato da una comunità spagnola di suore, dove è stato abbandonato una piovosa notte di molti anni prima, è appassionato di strumenti musicali. La sua chitarra nuova, però, rimane distrutta, e per consolarlo, una delle suore decide di portarlo a fare una scampagnata nel deserto, dove si trova il cimitero in cui giace lo zio (della suora). Intanto, parallelamente, si sviluppa la storia di un uomo, che pare essere il chitarrista dei 'los scalopendros' (che lasciò per motivi incogniti), e che proprio in quel cimitero va a seppellire la sua amata chitarra, proprio accanto alla tomba del maestro. Purtroppo, sia Ramon (in sogno) sia il mitico chitarrista(dal vero) hanno ricevuto una visita da uno strano essere con le sembianze di un BUDINO, con conseguenze terribili per il chitarrista, che si trova ora in un altra dimensione... Ramon alla fine ci era andato. Era salito sulla moto di suor centaura, avevano imboccato la strada e aveva raggiunto il cimitero, il piccolo cimitero nel deserto dove era seppellito un certo parente della suora stessa. Ora si trovavano li, davanti al cancelletto arruginito e stavano per aprirlo. -Prima di entrare vorrei raccontarti come è morto mio zio, a cui oggi faremo visita- disse la suora. -mio zio un tempo era vivo, me lo fu solo per un certo periodo, durante il quale visse, questo prima di morire e diventare morto. Un giorno mio zio, che era ancora in quel periodo in cui era vivo, stava seduto tutto solo in una stanza quando fece un incontro: Gianni Morandi era li, che correva a fianco a lui nella maratona di new york. Mio zio, che mentre nuotava non si sarebbe immaginato una cosa simile, smise di infornare le pizze e prese una decisione: avrebbe smesso di fumare Crack. Ma alla fine fu la mucca pazza che lo uccise. Mio zio una volta era andato al ristorante per una fiorentina. Siccome sta ragazza di firenze che gli piaceva non c’era, decise di consolarsi con una bistecca. Dopo averla mangiata cominciò a sentirsi male, chiedeva aiuto e nessuno andava, perché pure gli altri lo sentivano male. Insomma, andò all’ospedale dei frati a fare delle analisi, il frate addetto gli disse che non c’era nulla, e lui gli disse ‘grazie fra-tac’. Uscito dall’ospedale una mucca pazza che passava di li lo uccise:23 coltellate e mezzo! La cosa strana non furono le 23 coltellate, che uno dice: ‘cacchio, alla terza uno si scansa’, la cosa che si chiesero i medici legali fu: come si fa a tirare una mezza coltellata? Che poi, le coltellate si tirano? Si spingono se mai… Ed erano legali, figurati, piglia ed erano quei medici illegali presi alle bancarelle a Napoli. Che poi a Napoli lascia stare…sono tutti ladri e imbroglioni. Ma non imbroglioni così, e? Imbroglioni che imbrogliano, ladri che ladrano. E in sicilia poi…tutti mafiosi. Ma fiosi, e? E se vai a genova? Spilorci, mamma mia…che poi, non ci sono più le mezze stagioni, si passa dal costume al cappotto. Ormai se ti viene da pensare: O, sembra proprio una giornata primaverile; o pensi: Che clima autunnale.. è sicuro che c’è qualche napoletano che scherma il sole, e squote i fiori, o qualche siciliano che corrompe le foglie per farle cadere. E stai certo che se c’è qualcuno che li paga a quelli, non è certo un genovese. Che quelli se sanno fare bene una cosa e dare le mazzate. Mio cugino venne una volta col naso rotto pieno di pinoli,tutte le foglie di basilico nelle orecchie…io faccio: ‘o, che è successo?’ e lui: ‘ e che ne so, è venuto uno da me e mi ha detto: mo ti pesto alla genovese.’ Roba da pazzi.E le fragole? Non ci sono più le fragole di una volta, mo tutto transgenico. Vai al fruttivendolo e trovi la rapa mischiata con la patata, che il fruttivendolo mi fa: ‘ha visto quella, signora: ‘la rapata’?’ e io: ‘senta, se la signora è arrapata saranno problemi suoi e del marito’. Non bastava Vladimir Luxuria, mo pure la verdura è trans. Che se volevo i carciofi gay non andavo mica al fruttivendolo, andavo al frutti-vendola. E i prezzi? Se compri una rapa piccola è un vero ‘furto’, hahaha. Vabbè, basta a scherzare… non sono forniti, e non ti capiscono, la settimana scorsa ho chiesto a un fruttivendolo: ‘ma c’è l’aglio?'* e lui mi ha detto che la carne non la vendevano. Meno male, ho pensato, che qua con l’abbondanza di animali pazzi voi dovevate fare solo numero. E mo la mucca pazza, e mo il pollo pazzo, e mo il pesce pazzo, manca sol Cavallo Pazzo che fa la danza della pioggia. E magari Orzoway che prepara i Solubili ristora. Io gli ho detto: senti, visto che stai dando i numeri, prenditi il mio che poi mi chiami quando revocano lo sciopero dei cervelli. Lui si è sentito offeso come fruttivendolo, e voleva chiamare il suo avocado. Che poi, con ‘sti euri non si capisce più niente.Se uno va in un posto al giorno d’oggi, spende un sacco di soldi. Figurati se ne vanno due e vanno domani.E no, si stava meglio quando si stava meno peggio. Con mussolini si poteva dormire con le porte e le finestre aperte. E il sabato non si andava a scuola, che stavano tutti malati. Sai quello che lasci, quando si sente la puzza. E da Schena sono caristosi. C’era una ragazza al mio paese che finì con incastrarsi un wurstel, e sai dove? Proprio dove pensi tu, nel naso. Dicono che sono tutte leggende, ma io ci credo, sai, ai coccodrilli nelle foibe, il chubacabras, i preti pedofili, i folletti, gli ambasciatori senza pene, il malvagio budino…- -Il malvagio budino?- chiese interessato Ramon. -Si- -Puoi parlarmene?- -Si- I due si guardarono. Suor Centaura parve risvegliarsi. -A, si. Dunque, il Malvagio Budino si dice che -si dice, non è che sono fonti certe- che sia un essere primordiale, sopravvissuto a tante ere, e convertitosi al male per una sconcertante ragione: così, per sport. Questo essere ha dei poteri molto potenti, e nasconde un misterioso mistero, e sai qual è?- -no- -A, neanche tu? Allora è davvero misterioso. Comunque, di lui si sanno tre cose: la prima è che ha l’aspetto di un budino isterico, e la terza è che tende a fare dei patti con gli uomini per poi spedirli con delle scuse a vagare da una dimensione all’altra. Può capitarti qualsiasi dimensione, anche dimensione danza!- -E la seconda?- -La seconda? Non l’ho detta? E…bò. Diciamo che di lui si sanno solo tre cose, ma io ne so soltanto due.- Ramon era pensoso, e sembrava assente nella sua concentrazione. La Suora aprì il cancello. -Be, è il caso che facciamo sta visita a mio zio. Ti ho detto come è morto?- -Si!- -A, ok.- I due fecero visita allo zio, misero dei fiori, rimasero assorti per un po. Poi Ramon notò qualcosa di strano.Sotto il grande albero, accanto ad una delle tombe, una con la lapide inclinata, c’era della terra smossa. E dalla sagoma di quella terra sembrava che li qualcuno ci avesse seppellito una chitarra.Mentre Suor centaura non guardava, Ramon la disseppellì e la nascose sotto la giacca e prima di sera erano già tornati al Convento. * 'ma c'è l'aglio' può essere intuito come 'macellaio'. December 11 Capitolo 2 parte seconda
Quella notte era buio, e camminare era strano. Camminare non è mai strano, o quasi mai, eppure all’uomo col cappello quella notte gli sembrava strano. Stava camminando in una strada di un medio-piccolo quartiere di una grossa città, direttamente sull’asfalto, tanto chi vuoi che passi a quell’ora…? Era buio, una strada completamente deserta, illuminata solo quando i lampioni posti a cique sei metri uno dall’altro, proiettavano il loro cono giallo. L’uomo camminava barcollando, colpa della birra in eccesso.Chissà se sarebbe riuscito ad arrivare fino al suo Pick-up rosso. Non intendeva certo guidare in quello stato. Si sarebbe semplicemente sdraiato dentro, per dormire. Un gatto gli passò davanti, come se avesse fretta. -Heilà gatto, notte di tope, e?- Il gatto lo guardò e si sedette. Continuava a fissarlo. Quegli occhi felini avevano qualcosa di inquietante. A un tratto il gatto si illuminò di luce propria e cominciò a levitare, sprigionando un incredibile turbine di forza e vento. La sua espressione era iraconda e si trovava a mezz’aria con gli occhi sgranati. -…ma...ma t-tu..chi sei ? cosa vuoi da me?- disse l’uomo travolto dal turbine di forza che il gatto stava generando. -HAI FATTO UNA COSA CHE NON DOVEVI FARE!- continuò il gatto con la sua voce innaturale e spaventosamente cavernosa. -…N-non volevo offenderti gatto, scusa..- Disse l’uomo sospettando che il gatto si riferisse a prima. -NON MI RIFERISCO A PRIMA, STUPIDO! FORSE ASSUMENDO LA MIA VERA FORMA CAPIRAI COSA INTENDO!- Disse il gatto pensando che l’uomo avrebbe capito cosa intendeva, se avesse assunto la sua vera forma. Il gatto cominciò a turbinare, e turbinare e turbinare, fino ad assumere quella che era la sua terrificante e veramente spaventosa forma originale: un budino! -Noooooooooooooooooo!- Gridò l’uomo. -SI!- -No..t-tu..tu sei il budino! Avevi detto che mi avresti lasciato in pace!- -NOI AVEVAMO UN PATTO! SE TU L’AVESSI RISPETTATO IO NON AVREBBI..NON..-il budino era in difficoltà. -…Sarei- suggerì l’uomo. -NON SAREI DOVUTO TORNARE!- -E ora cosa succederà mai?- Chiese l’uomo, evidentemente preoccupato del suo destino. -ORA SUBIRAI UNA TREMENDA PUNIZIONE CHE DURERA’ PER DIVERSI CAPITOLI!- -Quanti?- -A SECONDA!- Specificò il buidino. -Nooooooo! A seconda no!- -SE SOLO TU CI AVRESTI PENSATO PRIMA..AVESSI PENSATO PRIMA, NON SARESSE..SE CI PENSAVI PRIMA NON SUCCEDEVA!- -Hem…guarda la! Un mangia-budini alle spalle!- Gridò l’uomo al budino. Il budino si girò a guardare e l’uomo corse via. Quando il budino si rigirò l’uomo correva. -MALEDETTO!- un raggio partì dal budino e colpì l’uomo, scaraventandolo in un'altra dimensione. November 24 Capitolo2 Parte prima
L’asfalto scorreva. Ma non da solo. L’asfalto scorreva perché c’era qualcosa che gli scorreva sopra. Se una cosa scorre sopra l’asfalto è come se l’asfalto scorresse sotto la cosa, no? Un po come quando prendi l’ascensore: fai conto che è il mondo che scende tutto intorno a te, e non tu che sali. Ebbene, l’asfalto scorreva sotto le ruote di un enorme Harley Davinson. La storia di quella moto era degna di essere chiamata storia. Era appartenuta ad innumerevoli persone prima di passare a Suor Centaura. Se ne raccontavano di vicende su questo. Alcuni, non vi sto a dire i nomi, raccontavano che i loro cugini avevano sentito per caso da un amico del fidanzato della sorella, che la moto era appartenuta ad un grossissimo (nel senso di ricco) narco-trafficante argentino, che la usava per andare dal bagno alla cucina. Era poi passata al capo banda di una famosa banda di una città vicina. Era una banda molto importante, tutti avevano una sorta di divisa specifica e dei ruoli ben determinati. Non passava giorno che non si fosse svegliati dal rumore che facevano. Suonavano la marcia tutte le domeniche. Questo capo banda però, avendola comprata con il ricavato della vendita del suo trombone, decise di rivenderla, perché la marcia non veniva più come una volta. Molti ci marciavano su questo, e sapevano che c’era del marcio. La moto finì in disuso da un rivenditore di moto, e venne poi recuperata da un meccanico che la truccò a bestia. Quando il meccanico morì la passò al suo bradipo di compagnia, che la passò alla cugina, che la passò ad un pirata, che la passò ad un budino, che la passò a Suor Cenzina. Che decise di ribattezzarsi ‘Centaura’. Ora quella suora era su quella moto, e quella moto su una strada, che scorreva. -Siamo quasi arrivati.- disse la suora al suo passeggero. -Ok- disse Suor vecchiaccia. -SUOR VECCHIACCIA?- Suor Centaura frenò, accortasi solo in quel momento che il suo passeggero non era Ramon. -Suor Vecchiaccia, hai perso la testa?- -No cara, ho perso la dentiera venti chilometri fa, si, ma per la festa credo che faremo in tempo.- Suor Centaura la riportò al convento. -Suor Big Show!- chiamò la suora motociclista. -Dimmi.- -Non dovevi badare a Suor Vecchiaccia?- -Ma è quello che sto facendo- Disse la grossa suora mentre imboccava un anziana signora. -Suor Vecchiaccia era con me. E’ evidente che quella non è Suor Vecchiaccia ma una barbona che approfitta del suo cibo- Suor big Show guardò l’anziana. -Hem…certo che sono suor Vecchietta…anzi sono una sua, hem lontana parente venuta da…da…dalla Polonia!- Ci fu un attimo di silenzio. Poi CRASH. La vecchia volò fuori dalla finestra, lanciata da Suor Big Show. L’atterraggio fu testimoniato da un tonfo sordo. La Suorona sembrava soddisfatta. -La faccenda della Barbona è risolta.- Arrivò Ramon. -Cos’era quel rumore?-Disse il ragazzo. -Ramon, dovevi venire con me stamane, ma Suor Vecchiaccia è salita al tuo posto e non me ne sono accorta. E’ meglio che andiamo adesso.- Era evidente che la suora non voleva dirgli cos’era quel rumore. Andarono. Suor Vecchiaccia si avvicinò a Suor Big Show. -E’ già arrivata mia cugina dalla Polonia?- -No-. November 21 Capitolo2 Parte -1Ramon quella notte dormiva. In realtà dormiva tutte le notti. E anche quella notte. Dormiva nel letto, e dormiva con gli occhi chiusi. Nella sua mente strane immagini si sovrapponevano a informi vortici di nulla, e Ramon sognò. -Dove sono?- disse ramon nel sogno. -Sei nella tua mente- Chi aveva risposto? Ramon si girò e si rigirò, cercando di vedere da dove la voce provenisse. Poi vide qualcosa fluttuare: un budino. -Un Budino?- Si, un budino. Il budino fluttuante continuava a fluttuare in tutta la sua budinità, ma ad un tratto parlò: -Io…- disse -sono il tuo spirito guida…come va? E’ bello conoscerti, magari a una volta possiamo andare al cinema…- -Ma tu parli!- -No no, durante il film sto zitto.- Ramon era confuso, e chiese al budino come mai era un budino il suo spirito guida. -Come mai è un budino il mio spirito guida?- -Perché, qualcosa contro i budini?- -No, veramente l’ho mangiato proprio stasera- Rispose il ragazzo pensadoci bene. -Credo che questa sia la risposta alla tua domanda.- Il budino era veramente arguto. -Se ti infastidisce il fatto che io sia un budino- cominciò il budino- posso assumere altre forme.- Un vortice si creò attorno al budino, e ne venne fuori un budino blu. -Ma hai solo cambiato colore!- disse Ramon con fare deluseggiante e contrarievole. -Senti bello, vogliamo parlare di te o della mia scarsa capacità di cambiare forma? Non pensi che abbia già dei complessi per conto mio? Ieri hai mangiato budino, ok?- Sembrava sconveniente continuare a contraddirlo, e Ramon decise di ascoltarlo. -Ecco, sta a vedere- disse il budino. Si creò l’ennesimo vortice e apparve un minestrone. Ramon lo guardò. -Che roba è?- -Il tuo passato - Ci fu un infinito attimo di silenzio. -No, e? a questa battuta non ride mai nessuno…non sono uno spirito-sone?- Disse lo spirito. Ancora silenzio. -Vabbè…Pensiamo alle cose serie: ora tu intraprenderai un viaggio che sosta i limiti a chi ne consegue constantemente. Il pericolo che per viaggi, soste e ripartite, per quanto infime, seppur non volendo. Mi sono spiegato?- -No, hai detto delle cose che non hanno senso.- Il budino alzo le sue spalle da budino. -Be, stai parlando con un budino, cosa pretendevi?- Ramon si svegliò di soprassalto.Ed erà già mattina. November 07 Capitolo1 parte terza (di tre)Durante il trambusto provocato dalla violenta lotta che Suor BigShow aveva ingaggiato con i rapinatori, alcune cose importanti erano andate distrutte: -le costole dei rapinatori (percosse ripetutamente dalla grassa suora fino all’intervento di Suor Vecchiaccia); -i cardini della porta(resistiti all’incursione dei rapinatori, ma non alla furia di suor Big Show, che aveva usato la porta come oggetto contundente); -la porta; -la sedia di Suor BigShow(sfondata dalla stessa); -il polmone sinistro del pinguino di Suor Big Show (perforato da un proiettile); -il cuore dei due camionisti (spezzato alla vista del pinguino morto); -il cervello dei due camionisti (bruciato dal crack); -la chitarra nuova di Ramon (su cui Suor Big Show aveva lanciato Suor Vecchiaccia quando aveva cercato di intervenire); -l’anca di Suor Vecchiaccia. Una in particolare di queste risultava più grave, e non si trattava del pinguino o dell’anca. La chitarra di Ramon era in pezzi, e nessuna delle suore sarebbe stata in grado di aggiustarla. -Mi dispiace Ramon, non volevo lanciare Suor Vecchiaccia proprio sulla tua chitarra nuova. Avevo mirato allo spigolo del muro.- Suor Vecchiaccia buttò un lamento, stesa com’era su una barella che le sorelle avevano tirato fuori da un qualche magazzino. Suor Burlona le disse che non c’era problema, e che tanto tutti abbiamo due anche. La vecchia suora sembrò rinfrancata finché Suor Pulcinella le disse che non era vero. -So io come consolarti- disse Suor Centaura. -Domani mattina verrai con me ad un cimitero di campagna dov’ è sepolto un mio zio.- Ramon la guardò chiedendosi cosa ci fosse di consolante. -Se ti stai chiedendo cosa ci sia di consolante, pensa almeno che potrai prendere un po’ d’aria, e guardare un vero cimitero di campagna- Ramon non smise di chiedersi ciò che si stava chiedendo Suor Burlona gli si avvicinò all’orecchio: -Magari trovi qualche morto simpatico…- Il ragazzo accettò.November 01 Capitolo1 parte seconda (di tre)Le sorelle, ognuna con il suo abito nero e bianco perfettamente stirato, sedevano attorno a vari tavoli, nella mensa. Il silenzio, fatta eccezione per il rumore delle posate e della dentiera di Suor Vecchiaccia, era assoluto. Non volava una mosca: erano tutte posate sulla schiena di Suor Puzzona. In un angolo Suor Burlona stava raccontando un barzelletta molto sporca, sottovoce. Il giovane entrò, in ritardo come al solito e salutò con un cenno della mano. Il gruppo di suore che stava attorno a suor burlona, scoppiò a ridere per la barzelletta, e Suor Vecchiaccia, che anche l’aveva sentita, sputò la dentiera nel piatto e cominciò a soffocare cadendo dalla sedia. Suor Big show la tirò su con una mano, tipo gatto dalla collottola, senza neanche smettere di mangiare il suo filone con la frittata. Era così quasi tutte le mattine. La grassa donna e Suor Vecchiaccia si guardarono, poi guardarono lui e poi si guardarono di nuovo, facendo ogni volta piccoli sorrisi. Lui non gli diede retta e la situazione continuò per dieci minuti. Era evidente che le suore volevano che lui gli chiedesse cosa ci fosse, e lo fece: -Cosa ci fosse? Ehm, cosa c’è?- Era ragionevole, e le suore annuirono. Suor Big show mise in bocca un altro boccone e Suor Vecchiaccia ingoiò la dentiera. -Noi sorelle stiamo preparando una sorpresa per te, e te la daremo dopo la messa della sera. Ora però non posso dirti che è una chitarra nuova, altrimenti rovinerei la sorpresa- Sparò. Il pinguino domestico di Suor Big Show cadde a terra morto. Due camionisti che le suore tenevano li perché avevano bisogno di essere disintossicati, scoppiarono a piangere. -Ma Daaaaai…Non pensi che dovremmo rinfrescarci le idee?- October 28 Capitolo1 parte primaQuella mattina era strana. Non era una solita mattina…ma anche si. Il ragazzo era in uno stato di dormiveglia, tipico della mattina presto.In quel momento era più ‘dormi’ che ‘veglia’. Fosse stato per lui non sarebbe mai uscito da quel letto. Si rigirò nelle coperte, alla ricerca della posizione più comoda, e senti un rumore di passi. Erano passi vicini, svelti, come un toc toc molesto che si avvicinava sempre più. Erano anni che veniva svegliato in quel modo, ma non se ne sarebbe mai abituato. Qualcuno fece irruzione nella stanza. Anche quella frase non era nuova, e veniva ripetuta quasi ogni giorno. Tranne quando pioveva, naturalmente, in quel caso la frase era “Ed ecco il dono dell’acqua, con cui il signore ci premia”. -Ti aspettiamo per la colazione-I suoi occhi si erano abituati alla luce, e ora vide distintamente la suora uscire dalla sua stanza. Ora era più in ‘veglia’ che in ‘dormi’.Si mise seduto sul letto. I suoi piedi nudi toccavano le mattonelle del pavimento, che gli parvero fredde. In realtà aveva studiato che le mattonelle erano comunque a temperatura ambiente, ma avendo evidentemente un numero atomico più alto, rallentavano le molecole dei suoi piedi disperdendone il calore.Lo spaventavano a volte le cose che sapeva. Ma nel convento non c’era molto da fare, e passava il suo tempo a leggere. Passava molto tempo anche ad esercitarsi con l’organo, per accompagnare i canti delle suore, ma la sua vera passione era la chitarra classica. Passò una mano tra i capelli: erano castani ed erano lunghi. Le sorelle glieli avrebbero voluti far portare corti, ma a lui erano sempre piaciuti così; le convinse dicendo che voleva somigliare al Salvatore. Si sporse in avanti e si alzò in piedi. I suoi occhi guardarono un punto preciso del pavimento: li nascondeva tutto ciò che possedeva del suo passato, prima di essere lasciato li sedici anni prima. Il piccolo tesoro consisteva in una busta contenente un foglio, che lui non aveva mai aperto, e in un plettro nero, che era stato considerato dalle sorelle come ‘malefico’ per via del disegno di teschio che portava impresso. Lui aveva così dovuto recuperarlo dal cassetto della madre superiora una notte di qualche anno prima. Scacciò quei pensieri; decise di non perdere tempo e cominciare a vestirsi… October 27 Secondo Prologo...Spagna, mezzogiorno passato di un torrido aprile. Una strada lunga, lunghissima, sembrava tagliare in due quella zona semidesertica di pianura. La terra, oramai quasi grigia, era solcata da crepe che il sole bollente aveva aperto, lasciando un disegno simile alla pelle di un serpente, o alle celle di un alveare. La vegetazione era scarsa: non c’era un cactus. Solo gli animali adatti sopravvivevano a quella zona; lucertole, ragni, serpenti e qualche scalopendra gigante. Una carcassa di orso polare stava infatti venendo ripulita dagli avvoltoi, dopo che i leoni e le iene ne avevano mangiato gran parte. La strada invece era una linea ben diritta. Il lucido asfalto nero risaltava da lontano, e pareva inviolabile nella sua perfezione. Qualcosa però lo violava. Le ruote di un vecchio pick-up, di quelli che non se ne trovano più in giro, lasciavano che quella strada scorresse veloce sotto di loro. Il mezzo, di un rosso acceso, rifletteva quel sole accecante, ed era un unico luminoso punto rosso, su quella linea nera in quel mare di nulla. Lo guidava un uomo che di quelle strade ne aveva fatte, nella sua vita. In realtà ne aveva fatte tante, di strade. Poi naturalmente uno finisce col prendere strade un po’ diverse da quello che vuole, ma quella era la vita. Si sistemò il cappello -glielo aveva regalato tempo fa una barista di cui ricordava perfettamente le te…tenere espressioni- e girò la manovella dell’ autoradio. Passò le sue leggendarie dita tra i capelli, che aveva lasciato lunghi anche a rischio di essere riconosciuto, e poi accarezzò quello che forse era stato l’unico vero amore della sua vita: la chitarra. La teneva sul sedile accanto al guidatore, con la cintura ben stretta, e a volte le parlava anche, durante i suoi lunghi viaggi da una città all’altra. -Ora sono venuto a riportartela.- October 26 PROLOGOEra una notte buia e tempestosa.La pioggia scrosciava incessante, a secchiate quasi, e si abbatteva sull'asfalto ormai ingrigito e colmo di buche. Gli alberi, che ormai conservavano ben poche foglie, sembravano spettri di ciò che erano stati. Il rumore della pioggia era intenso e bagnato, e perfino la facciata del grande convento, più spettrale che mai, sembrava non serebbe mai tornata asciutta. Un suono spezzava la monotonia dello scrosciare: CRACK! Fulmini tanto vicini da non aver distinzione tra tuono e lampo. Ogni flash luminoso proiettava strane ombre, e si rifletteva sulla superficie allagata di tutta la piazza. Un uomo, nonostante tutto, spacciava sostanze stupefacenti: CRACK! ma nessuno sarebbe andato a comprarne, considerato il rischio che c'era di affogare perfino. Anche quel fantasma d'uomo, decise di ritirarsi, cercando di trovar riparo nel troppo striminzito colletto dell'impermeabile, che continuava a tirar su. Un fulmine più imponente degli altri, illuminò un'altra figura, stavolta più indefinita. La sua immagine ricordava un ombra cinese proiettata da un cinese un po fantasioso, o semplicemente incapace. Questa figura così affagottata andava dirigendosi verso quello che era definito dalla gente del posto: il convento. Il suo fare era furtivo, si guardò una prima volta a destra, una seconda ancora a destra, e una terza, stavolta a destra. Continuò a camminare, ma si fermò quasi subito, con i piedi in una pozzanghera bagnata, per guardare a sinistra. Un corvaccio sfigato, che passava di li nonostante la pioggia e il buio, si fermò su un tetto. Dai suoi occhi di corvo vide la figura depositare un fagotto davanti al portone di quello che fra i corvi veniva chiamato: il convento. CRACK! Il corvo rimase stecchito. Overdose probabilmente. Nel tempo in cui una foglia marcia percorse un fiumiciattolo di acqua piovana, tra curve veloci e piccole pause in cui roteava su se stessa come un carrillon acquatico, la figura si era già dileguata. Ma dovette tornare indietro, facendosi largo tra il muro d'acqua e di freddo, perchè aveva dimenticato di bussare. Impugnò il freddo e antico battacchio del grande portone e bussò: Driiiiiin! Se il corvo fosse stato ancora vivo avrebbe visto la figura tornare da dove era venuta. La suora che lottando contro le forze atmosferiche aprì il portone sembrava rappresentare quel tempo malinconico. -Madre de Dios!- esclamò prendendo fra le braccia il bimbo... |
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