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September 03 Se saprei parlar d'amore. Cara ragazza. Non riesco a dormire. Forse perché sono appena le sette di pomeriggio. Forse perché ci sono le prove della band. Forse perché suono la batteria. Ho deciso di scriverti una canzone, ma per adesso ho scritto solo la cassa. Suona come il mio cuore, cara donna della mia vita, infatti a metà della canzone la rompo. Se solo i miei amici sapessero come mi sento quando penso a te, mi picchierebbero a sangue fino a spappolarmi il fegato. Sono troppo orgoglioso per dirglielo. Orgoglioso del mio fegato. Sono anni che non bevo, forse dovrei cominciare a farlo. Non so resistere senza di te, potrei essere felice, non mi manca quasi nulla, invece tutto questo non vale un tuo bacio Cara donna. “Un caffe?” è l’sms che più amerei ricevere. E l’unica cosa che odio più del caffè sono gli sms. “Un caffè?” e comprerei la colombia per te. Pesterei i chicchi con le ginocchia e ti porterei a berlo nel nostro posto segreto. Te lo ricordi? E’ quello (pss-psst-psss-pst). Spegnerei la cascata, per non disturbarti, e abbatterei quel ciliegio fiorito che ti fa’ sempre troppa ombra. Ma anche a casa mia con il Nescafè non sarebbe male. E' strano come uno che non riesce a dormire abbia bisogno di prendere un caffè. A volte penso che potrei andare in America per girare un reality su Mtv in cui 15 ragazze americane tentano di conquistarmi solo perché sono Italiano. Ma non lo faccio. Non lo faccio, non conta niente questo per te? 15 ragazze. E io rimango qui. Certo, non sono straniero, sono pugliese, speravo che bastasse. Sto qui a non riuscire a dormire invece di correre sotto casa tua a prendermi a sassate per dimostrarti quanto sarei adatto a te. E il fatto che non so dove abiti non è una buona scusa. Sto qui, forse dovrei chiamarti, parlarti e dirti tutto, ma preferisco farlo di persona. Dovrei chiamarti e invitarti a vederci di persona, ma preferisco farlo di persona. Camminerò per Milano tutto il giorno e magari ti incontrerò e potrò dirti di persona che ti invito a vederci per parlare un po’ di persona. Ma non succederà. Potrei fare un calcolo di dove potresti essere, dei tuoi orari, dei tuoi locali preferiti. E fingere di averti incontrato per caso, dire “che coincidenza”. Ma sai che non so mentire. Lo dissi anche agli alieni che mi rapirono quel giovedì. Ok, ho mentito, Era venerdì. In ogni caso l’alieno sono io cara ragazza dei desideri. Troppo alieno per te, o forse abbastanza. Una volta un amico mi diceva che poteva parlare con tante ragazze senza mai farlo per davvero. Che solo una ragazza su cento gli dava la sensazione di essere capito, di saper comprendere, di sentirsi a casa. Pensai che ognuno di noi viene da un pianeta diverso, che ci proviamo a convivere con quelli delle altre galassie, ma che quando troviamo qualcuno del nostro stesso mondo è un’altra cosa. E non credere che non abbia visto il tuo passaporto. Ho fatto un solo errore nella nostra storia, anche se ci eri affezionata non dovresti farmi pesare tanto il fatto che ho messo sotto il tuo dalmata Macchia. Hai detto tu che dovevo prendere un cane. E poi non l’ho fatto apposta, si confondeva con la ghiaietta. Se avessi colpito un cane randagio non avresti versato una lacrima, questo ti rende ipocrita. Ho provato a regalartene un altro, un trovatello che ho chiamato Macchia anche lui, ma non lo hai voluto. Adesso passo le giornate ad adottare trovatelli e a chiamarli Macchia, per poi metterli sotto. “Ti chiamerò Macchia!” urlo, e poi sotto. “Ti chiamerò Macchia!” SPLAT. Cacchio, un altro! “Ti chiamero Macchia!” SPLAT. Un nome descrittivo in ogni caso. Cara ragazza importante per me, sappi che ti sto aspettando. Non è una minaccia, la macchina mi è stata sequestrata. Ti aspetto perché altrimenti impazzisco. A furia di non sentirti divento sordo. A furia di non parlarti divento muto. A furia di non toccarti divento cieco. Le tue amiche mi odiano lo so. Ho chiamato Macchia anche alcuni dei loro cani. Ma questo mi fermerà? Sopprimerà la ferma convinzione che il tempo senza te è solo mpo? No. No ti dico. Me l’hai insegnata tu questa sillaba. Prima dicevo solo di sì, mi facevano sempre giocare in porta e spendevo tutto in elemosina. Quella zingara lo aveva capito, voleva sempre predirmi il futuro. Una volta mi sono scritto “cazzo guardi” sulla mano. Predisse che alcuni zingari mi avrebbero pestato il giorno dopo alle cinque e un quarto, e si avverò. Sembra che tu voglia evitarmi, continui a trovare scuse, una scusa dopo l’altra, una migliore dell’altra. Eppure c’era feeling tra di noi, hai sempre usato i miei regali. Come quel libro “scuse per evitare un uomo”. Non dovevo regalartelo. Non dovevo nemmeno scriverlo se è per questo. Ho deciso. Domani salirò su quel ponte, tratterrò il fiato e salterò. Ma sono certo che nemmeno il bunjee jumping riuscirà a farmi dormire. Comments (2)
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